Yiddish · concetti

    Chutzpah

    La sfacciataggine audace e irriverente di chi osa chiedere o fare l'impossibile con piena consapevolezza; audacia totale mista a mancanza di vergogna.

    Lingua

    Yiddish

    Categoria

    concetti

    Parole correlate

    Wabi-Sabi(Giapponese)

    Totalmente intraducibile, il wabi sabi è un concetto estetico giapponese, simile al mono no aware, ma più legato all’arte, e indica la bellezza delle cose imperfette.

    Kintsukuroi(Giapponese)

    Letteralmente significa “riparare con l’oro” ed è una pratica che rientra nel concetto estetico di wabi sabi in cui l’oggetto danneggiato non viene buttato via ma anzi viene curato e impreziosito da resina liquida con polvere d’oro versata nelle crepe. La bellezza non sta nella perfezione ma nella storia della vita che cambia e nell’imperfezione che ne consegue. Gli oggetti, specialmente antico vasellame di ceramica, acquistano una dimensione temporale raccontando ognuno una storia diversa e irripetibile nel disegno dorato delle crepe e diventano così simbolo di bellezza.

    Kintsugi(Giapponese)

    Letteralmente "riparare con l'oro", a questa filosofia si ispira l'antica tecnica giapponese del Kintsugi che evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Un oggetto si può rompere ma non per questo perde il suo valore e la sua bellezza. I pezzi - tradizionalmente di ceramica - vengono minuziosamente riparati, i frammenti uniti e le venature coperte da un filo d'oro. Prima, come collante, viene usata la lacca Urushi, ricavata dalla pianta Rhus. Poi, le crepe saldate vengono coperte con della polvere d’oro, d'argento o di rame. Nella cultura giapponese nessun oggetto deve necessariamente essere perfetto: ognuno, tramite il Kintsugi , racconta la sua storia. Così, dal dolore e dalle cicatrici, nasce una forma di bellezza ancora più potente.( scopri di più )

    Luftmensch(Yiddish)

    La curiosa parola tedesca Luftmensch è composta da Luft -aria e Mensch -uomo, cioè alla lettera significa uomo dell'aria. Nel saggio Il Malinteso Franco La Cecla la cita commentando Steiner: "Il suo (di Steiner) è un appello all'universalismo, al cosmpolitismo dei migranti, quelli che i nazisti chiamavano Luftmenschen - uomini dell'aria, quelli che non concepisocno radici, quelli che stanno con i piedi sollevati da terra." Veronica Pellicano scrive che il termine Luftmenschen è usato da storici e sociologi per definire gli uomini che vivevano di aria e nell'aria, per i quali ogni giorno rappresentava una lotta per la sopravvivenza, un arrabbattarsi quotidiano per sfamarsi, un vagare senza mai toccare con mani e piedi la realtà, chiusi in un mondo tutto loro , fatto di preghiera, rinunce, sopportazione . Nella lingua inglese di oggi Luftmensch sta per persona che non ha un reddito e un lavoro definiti, un tipo poco pratico e non realista, ma anche una persona impegnata in delicate questioni intellettuali, il contrario di un materialista. Indica anche un sognatore, insomma, chi vive felicemente tra le nuvole, dove non ci sono orari né scartoffie.

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